Hard Reset – power trio “passionale”


By Bluff

Inizio questa recensione con una piccola introduzione, spero mi scuserete e riusciate a seguirmi nelle mie divagazioni ma credo sia necessario delineare una cornice particolarmente accurata prima di andare a vedere nello specifico quello che è l’oggetto principale dello scritto.

Lasciate che vi presenti i fiorentini “Hard Reset”. Non ho intenzione di tracciare un’ampia biografia dei membri o della band, voglio solo rendere note le cose che ho apprezzato di questi tre ragazzi. Ebbene sì, tre! Non ho mai nascosto il mio amore per i “Power Trio” (Cream, Primus, Nirvana ecc.) e soprattutto per il difficile ruolo che ogni componente si trova a ricoprire in una formazione così “minimal”. Se non si occupa perfettamente i propri spazi e il proprio ruolo si rischia un completo fallimento, un sovrapporsi di suoni anonimi ed inespressivi. Ebbene questo non è il destino cui sono andati e andranno incontro gli Hard Reset. Ho ascoltato con piacere tutti i loro brani, sentendo all’interno di questi tanta ma tanta esperienza, maturata dai singoli componenti durante il loro passato musicale. Infatti tutti e tre presentano un “curriculum” (passatemi il termine) degno di nota, c’è chi come Sergio Strada (Chitarra e Voce) ha un passato come turnista per molti artisti e come militante in molte band, chi come Luca Murano (Basso) ha esperienze da polistrumentista che emergono molto bene dal modo in cui suona le sue 4 corde e chi come Mauro Macchia che vanta una vasta conoscenza della batteria e di live anche all’estero. Beh! Con una premessa come questa cosa posso aspettarmi? Sistemo le cuffie sulle orecchie e setto i volumi del mio computer preparandomi all’ascolto.

L’Ep è composto da 5 brani che ci presentano i vari generi intrapresi dalla band. Si può sentire influenze Punk-Rock, tracce di Noise e una discreta componente Alternative e New Wave. Il genere si adatta perfettamente alla formazione, ogni strumento ha i suoi spazi e i suoi suoni, si passa da arpeggi alla chitarra a potenti riff di basso sino ad esplodere dopo una rullata in un insieme di suoni che mai si intralciano e che riescono a coesistere portando perfettamente avanti la traccia, o per meglio dire l’intero Ep. Faccio questa precisazione perché la durata complessiva è poco più di 18 minuti, decisione (secondo me) azzeccatissima. Si coglie ovviamente lo stacco fra un brano e un altro ma si ha come la percezione che tutti assieme facciano parte di un progetto più ampio; infatti i sound delle varie tracce si fondono dando un’idea di continuità, di un progetto ben studiato, composto da persone che la musica la conoscono sulla loro pelle. Poche tracce, sufficienti ad esprimere gli Hard Reset.

L’Ep apre con “What I hoped to find”, ottimo brano d’introduzione. La struttura è molto interessante, per i primi 2 minuti è un classico, presenta un intro, un verso, un chorus e così via, ma improvvisamente esplode in uno stacco che non mi sarei aspettato. E’ come se fossero stati inseriti due chorus nella stessa canzone. Bella composizione e buona effettistica.

La seconda traccia “Rain” riesce a stupirmi come la prima. E’ un brano molto espressivo da tutti i punti di vista. Strumentalmente parlando contrappone una composizione melodiosa nel verso a suoni più duri nel chorus sino a giungere aall’apice dopo un immobile silenzio verso il terzo minuto. La voce, rispetto al primo brano è molto più espressiva. La terza traccia “Tweed” la lascio giudicare a voi, è forse la più espressiva dell’Ep, quella che mi ha lasciato il maggior riverbero nelle orecchie… Venice Souvenirporta l’attenzione soprattutto sulla linea vocale, molto espressiva. La composizione sembra disegnare perfettamente quello che è il titolo scelto per il brano. Traccia dalla forte carica emotiva, degna di una canzone di chiusura…e invece…

Chiude il tutto “Itsalovesong” una piccola traccia “instrumental” di 2 minuti spaccati. Il tempo è interamente occupato da un unico tema che va via via evolvendosi con il sovrapporsi, inizialmente delicato poi più prepotente, dei vari strumenti. Chiudere con uno strumentale sottolinea le capacità di questi ragazzi, l’amore per la musica, la voglia di suonare assieme, le sale prove infinite e le potenzialità di una band che suona attraverso la propria passione.

https://www.facebook.com/hardresetofficial

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Good Morning Mr. Chairman – Le Iene


Toscana Rock: i fiorentini  Good Morning Mr. Chairman ed il loro indie-rock con il brano “Le Iene“.

La band, formatasi nel Gennaio 2012, presenta influssi sonori provenienti dal panorama indie italiano ed internazionale( Arctic Monkeys, Yeah Yeah Yeahs, The Cinematics, Verdena e One Dimensional Man su tutti) ammiccando anche alla moderna elettronica, al post-punk ed alla new wave.

“Le Iene” da anche il titolo al loro primo Ep, pubblicato nell’Agosto 2012; nel Novembre dello stesso anno, selezionati per l’edizione del Rock Contest 2012, aprono il concerto del Teatro degli Orrori all’Auditorium Flog di Firenze.

A tutte le band toscane interessate a proporsi:  potete inviare il vostro materiale audio, recensioni e biografie al nostro indirizzo di posta elettronica  antipop.project@gmail.com

é un’iniziativa di Toscana Rock!

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“Una stecca è s…


“Una stecca è solo l’inizio di un nuovo arrangiamento.” Frank Zappa

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Stupiscono “La Visione, l’ ombra e le forme” – la vittoria della non-identità


La ricostruzione delle forme è un viaggio. Un viaggio che inizia con ‘la collisione…’, un’ intro che sembra più un riscaldamento di motori: i due ragazzi si stanno preparando per la partenza. La seconda traccia inizialmente sembra non nascondere troppe ambiguità, sembra di ascoltare l’ennesima band pop-rock italiana con poco da aggiungere a quelle passate. Errore! Già a metà pezzo ci si accorge che non siamo affatto di fronte ad artisti convenzionali, La Visione, l’Ombra e le Forme stupiscono per tutto l’album, continuamente. Ogni canzone cela dei piacevoli colpi di scena, frammenti di generi apparentemente inconciliabili si giustappongono e si sovrappongono di continuo, ma senza fretta, lasciandoci il tempo di ascoltarli e gustarli. Nonostante questi cambi sonori inaspettati, il mood creato non viene mai esasperato, né nella malinconia, né in direzione euforia, ma viene sempre ‘aggiustato’ da arrangiamenti che contrastano con la melodia di fondo. Questa coppia di ragazzi come compositori ci sanno davvero fare, danno l’idea di avere in testa infinite influenze, che sfruttano e abbandonano di continuo senza affezionarsi troppo a nessuna di esse in particolare, rendendole quasi non identificabili nel frutto del proprio lavoro, che se ancora non vi è capito, è veramente di valore! Non mi sento di accostarli a nessun grande nome, penso che qualunque paragone sarebbe fuorviante, “La Visione, l’Ombra e le Forme” si sono creati un’ identità, o meglio una non-identità, che gli permette di seguire qualunque lampo di follia si ritrovino in mente, senza in alcun modo limitare la propria fantasia. L’album-viaggio si conclude dove era partito, l’intro ‘…è l’eccezione che distrugge la regola: si  conclude circolarmente l’opera. Alla fine del disco resta un senso di soddisfazione, come se qualcosa che non si sa bene cosa sia, si  fosse completato. Quasi una sensazione post-onirica.

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Concerti in Toscana


 

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