Anvil Therapy – “Away From Here”


A cura di Davide Vittori

Eccoci a parlare dell’album di debutto dei fiorentini “Anvil Therapy”. Beh, che dire, partiamo da questa premessa: non è sicuramente semplice per una band italiana emergere proponendo un disco prog-metal, perchè si corre il rischio (lecito) di venire accostati a colleghi ben più illustri quali “Dream Theater” e “Symphony X”, e di conseguenza, la possibilità di fare una magra figura, è sempre dietro l’angolo. Non è questo il caso però!

I ragazzi ci sanno fare davvero, infatti oltre a queste influenze debitamente assecondate e venerate, ci mettono molto del loro, regalandoci sprazzi di grande classe e pillole di genialità, unite ad una tecnica indiscutibile, requisito d’obbligo del genere. Un tripudio di virtuosismi che non risultano però essere fini a stessi, ma sono assolutamente funzionali alle atmosfere oniriche tipiche di un concept-album come questo. L’opera è un continuo “Surfare” fra pezzi puramente progressivi e metallici e melodie coinvolgenti, che spesso aprono varchi immensi, dando la giusta luce alle canzoni. Il successo di questo lavoro sta proprio in questo “fragile equilibrio”, che veste tutto di una certa “Suspense”, conducendo l’ascoltatore al piacere di vedersi svelato un mistero, gustandosi ogni traccia, dimenticandosi del tempo che scorre. Parlando praticamente del disco, i brani sono dieci, per quasi un’ora di musica; racchiusi in tre lunghe parti, poste in apertura, nella zona centrale e in chiusura. Avendo una struttura particolare. non conviene quindi analizzare brano per brano, ma preferirei parlare piuttosto di ciò che rimane di più, dei brani più rappresentativi.

Gli Anvil Therapy, prog-metal da Firenze.

Canzoni come “Away from here” e “Coming home”, rappresentano il manifesto, o ancora meglio la prova schiacciante, di quanto appena detto poco fa e ribattezzato “fragile equilibrio”. Sono insomma le dinamiche martellanti a caratterizzare tutto il disco. La voce di Andrea Betulanti (anche se a volte poco convinta), avvolta da questo “tappeto”, calza a pennello, emoziona e riesce a rendere “moderno” un genere abbastanza datato e più che mai collaudato. A proposito di questa ricerca di “modernità”, mi sembra doveroso citare la bellissima ballata pianoforte-voce “Queen of the flowers”, che ricorda gli “Evanescence”, band statunitense in voga qualche anno fa. Ci sono anche elementi ripresi dagli albori dell’Heavy Metal, che prendono spunto da mostri sacri come “Megadeath” e “Iron Maiden”e in questo senso va “Absence”, dove le parti vocali e le chitarre, sembrano dirigersi proprio verso quel periodo. 

Da un profano e poco affezionato del genere come me, non è stato facile valutare questo lavoro e lo dico in tutta sincerità, ma un 7.5, questi tosti fiorentini, se lo meritano tutto!

https://www.facebook.com/pages/Anvil-Therapy/53278504556

https://twitter.com/AnvilTherapy

https://soundcloud.com/anvil-therapy

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